Copertina: cos'è un tag NFC, spiegato a chi ha un negozio

Cos’è un tag NFC, spiegato a chi ha un negozio

Il cliente appoggia il telefono su una tessera e si apre una pagina. Sembra una magia o una fregatura. Non è né l’una né l’altra: è un chip da pochi centesimi che non fa quasi niente, e proprio per questo funziona.

Un tag NFC è un chip senza batteria dentro un adesivo, una tessera o una placchetta. Contiene un indirizzo scritto sopra, e quando un telefono gli si avvicina glielo passa. Tutto qui: non è un computer, non manda dati da solo, non si scarica.

Sotto trovi come funziona, in cosa è diverso da un QR code, e la cosa importante che nessuno dice: su alcuni telefoni non funziona.

Come fa a funzionare senza batteria

Questa è la parte che sembra strana ed è la più semplice.

Il telefono, quando ha l’NFC acceso, emette in continuazione un campo magnetico debolissimo a 13,56 MHz. Quando il tag entra in quel campo, l’antenna che ha dentro, una spirale di rame sottilissima, raccoglie abbastanza energia da accendere il chip per una frazione di secondo.

Con quel niente di corrente il chip fa una cosa sola: rispedisce indietro quello che ha in memoria. Poi si spegne.

Non ha una batteria, quindi non si scarica, non va ricaricato e non ha una scadenza. Un tag messo dentro una tessera, tenuto al riparo da pieghe e calore, funziona per anni.

Cosa c’è scritto dentro

Molto poco, ed è una buona notizia.

Il contenuto tipico di un tag di questo tipo è un indirizzo web, scritto in un formato standard che si chiama NDEF e che tutti i telefoni capiscono allo stesso modo. Poche decine o centinaia di caratteri: nei modelli più comuni la memoria totale sta fra i 150 e i 900 caratteri circa.

Non c’è dentro il tuo nome, non ci sono i dati dei clienti, non c’è un programma. C’è un indirizzo. È lo stesso principio di un adesivo con scritto sopra un sito, solo che a leggerlo è il telefono invece dei tuoi occhi.

Questo significa anche che il tag non sa chi lo tocca. Non registra il cliente, non prende il suo numero, non conta nemmeno quante volte è stato letto. Se qualcuno ti dice il contrario, sta parlando di un’altra cosa.

Perché il cliente non deve scaricare niente

Perché la lettura la fa il telefono da solo, con una funzione che ha già dentro.

Quando il telefono legge un indirizzo su un tag, mostra una notifica. Il cliente tocca la notifica e si apre il browser, quello che usa tutti i giorni. Nessuna app da installare, nessun account, nessun permesso da dare.

È il motivo per cui una cosa del genere funziona al banco: il tempo totale è due secondi, e il cliente non deve decidere niente.

In cosa è diverso da un QR code

Fanno la stessa cosa in due modi diversi, e ognuno dei due ha un difetto.

Tag NFCQR code
Come si usasi appoggia il telefonosi apre la fotocamera e si inquadra
Serve lucenosì, e serve anche mano ferma
Funziona su tutti i telefoninopraticamente sì
Si può cambiare doposì, si riscriveno, va ristampato
Resiste allo sporcosì, funziona anche sotto la verniceno, se si graffia non si legge

Il QR arriva su tutti i telefoni ma richiede tre gesti e un po’ di buona volontà. L’NFC richiede un gesto solo, ma non tutti i telefoni lo leggono.

Sembrerebbe naturale metterli tutti e due sullo stesso oggetto. Io non lo faccio, e il motivo è il momento in cui quella cosa viene usata.

Una recensione si ottiene in una finestra che dura pochi secondi. Il cliente ha già la mano sulla maniglia. In quei secondi ogni passaggio in più è un modo per perderlo: aprire la fotocamera, centrare il codice, aspettare che metta a fuoco, e se c’è poca luce o il foglio è storto riprovare. Tre gesti invece di uno, con la possibilità che non funzioni al primo colpo.

Il QR non è uno strumento peggiore: è uno strumento per un altro momento. Funziona benissimo dove il cliente è già seduto e ha tempo, come il menù al tavolo, un listino, un volantino che si porta a casa. Lì il tempo c’è e i tre gesti non costano niente.

Per una recensione no. Lì conta solo che sia immediata, e due strade sullo stesso oggetto non raddoppiano le possibilità: aggiungono una decisione da prendere a una persona che stava uscendo.

Su quali telefoni non funziona

Questa è la parte che di solito non viene scritta, e invece serve saperla prima di comprare qualsiasi cosa con dentro un chip.

Sugli iPhone il tap che apre la pagina da solo funziona dall’iPhone XS e dall’iPhone XR in poi, cioè dai modelli del 2018, con iOS 13 o successivo. iPhone 7, 8 e X hanno l’NFC ma lo usano solo dentro le app: appoggiando la tessera non succede niente.

Sugli Android il supporto c’è da molto più tempo, ma non tutti i modelli hanno il chip: alcuni telefoni economici ne sono sprovvisti. E in qualche caso l’NFC è spento nelle impostazioni, va acceso una volta e poi resta acceso.

In pratica oggi la grande maggioranza dei telefoni in circolazione legge i tag senza fare niente. Ma una minoranza no, e per quella serve un piano B: il link mandato a mano su WhatsApp, oppure il tuo telefono passato al cliente con la pagina già aperta.

Sono due secondi in più e capita di rado. Quello che non ha senso è rovinare il gesto per tutti gli altri per risolvere il caso di uno.

Chi ti vende una card dicendo che funziona su tutti i telefoni o non lo sa o preferisce non dirlo.

Si può riscrivere?

Dipende da come è stato chiuso.

Un tag lasciato aperto si può riscrivere quante volte si vuole, e questo è un problema: la card sta sul banco, la toccano tutti, e chiunque con il telefono potrebbe riscriverla e mandare i tuoi clienti da un’altra parte. Non serve essere esperti, basta una app gratuita.

Ci sono due modi per chiuderla, e non sono la stessa cosa.

Il blocco definitivo in sola lettura. Da quel momento nessuno può più cambiare cosa c’è dentro. Nemmeno tu: se cambi indirizzo o se la pagina di destinazione si sposta, quella card è da buttare.

La protezione con password. Il tag resta riscrivibile, ma solo da chi ha la chiave. Un estraneo che ci appoggia il telefono non combina niente, e se un domani serve cambiare il link si cambia in trenta secondi.

Io uso la seconda, e lo dico perché è la differenza fra una card che dura e una che si butta. Un blocco definitivo protegge dagli estranei e insieme lega le mani a te.

È sicuro?

Per come viene usato qui, sì, e per un motivo strutturale: il tag non può fare niente da solo.

Non può installare, non può aprire una pagina senza che il cliente tocchi la notifica, non può leggere il telefono, non può prendere dati. L’unica cosa che fa è dire un indirizzo. Sta al cliente decidere se aprirlo, esattamente come quando legge un cartello.

L’unico rischio reale è quello opposto: un tag lasciato aperto, in un posto pubblico, che qualcuno riscrive con un indirizzo suo. Si evita proteggendolo con una password, che è il motivo per cui le card che programmo io ce l’hanno.

Cosa fare adesso

  1. Prendi in mano il tuo telefono e guarda se ha l’NFC. Su Android sta nelle impostazioni di connessione, su iPhone c’è di serie dai modelli del 2018 in poi.
  2. Pensa a dove starebbe l’oggetto. Al banco, sul tavolo, sul bancone della cassa: deve essere un posto che il cliente raggiunge senza spostarsi.
  3. Decidi cosa deve succedere dopo il tap. Un tag serve a portare qualcuno da qualche parte: se quella pagina non è pronta, il chip non serve a niente.

Chi scrive

Sono Gianluca Fabiano. Sviluppo software e automazioni per attività locali. Tra le altre cose porto e programmo di persona le card NFC che aprono la pagina delle recensioni Google con un tocco del telefono: le programmo davanti al titolare e le proviamo insieme prima di andare via.

Se vuoi vedere cosa succede in pratica con un cliente al banco, guarda come funziona la card. E se il punto è convincere il cliente a scrivere davvero qualcosa, qui c’è come si chiede una recensione.

Domande frequenti

Il cliente deve scaricare una app per usare una card NFC?

No. Il telefono legge il tag con una funzione che ha già di serie, mostra una notifica, e toccandola si apre il browser normale. Nessuna installazione, nessun account, nessun permesso.

Un tag NFC si scarica o si consuma?

No, non ha una batteria. Prende l’energia che gli serve dal campo emesso dal telefono, per una frazione di secondo, e per il resto del tempo è inerte. Quello che si rovina è il supporto: pieghe forti, calore eccessivo o la spirale dell’antenna tranciata.

Funziona su tutti i telefoni?

No, ed è giusto saperlo prima. Sugli iPhone il tap che apre la pagina senza app funziona dai modelli del 2018 in poi, cioè iPhone XS e XR e successivi. Su Android il supporto è più vecchio ma alcuni modelli economici non hanno il chip. Per quei casi il piano B è il link mandato a mano, non un QR stampato sulla card: aggiungere un secondo modo rallenta il gesto per tutti gli altri.

Il tag registra i dati del cliente?

No. Contiene un indirizzo e basta, e non ha modo di sapere chi lo ha letto né di contare le letture. Chi dice che una tessera del genere raccoglie i contatti dei clienti sta descrivendo un’altra cosa.

Si può cambiare l’indirizzo dopo che è stato scritto?

Dipende da come è stato chiuso. Un tag bloccato in sola lettura non si tocca più, da nessuno, nemmeno dal proprietario. Un tag protetto con password resta riscrivibile da chi ha la chiave: un estraneo non può modificarlo, ma se cambia l’indirizzo di destinazione si riprogramma in trenta secondi e la tessera resta la stessa. Le card che programmo io le proteggo con password, per questo motivo.

Gianluca Fabiano e Giangy.AI
Contenuto realizzato con il supporto dell’Intelligenza Artificiale

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