È gratis, ci mette mezz’ora, e per una attività locale è il pezzo di presenza online che rende di più. Eppure la maggior parte delle schede che apro ha la categoria sbagliata, gli orari di due anni fa e tre foto scure.
La scheda Google non è una vetrina: è la risposta che Google dà a chi ti sta cercando adesso. Quello che ci scrivi dentro decide se compari, per quali ricerche compari, e cosa vede chi decide in dieci secondi se venire da te o dal prossimo.
Sotto trovi cosa compilare, in che ordine, e cosa invece non serve a niente.
Cosa decide chi compare
Google lo scrive chiaro nella sua guida ufficiale: i risultati locali si basano su pertinenza, distanza ed evidenza.
Pertinenza è quanto la tua scheda corrisponde a quello che la persona ha cercato. Su questa puoi lavorare: dipende da quanto sono complete e precise le informazioni che hai messo.
Distanza è quanto sei lontano da chi cerca. Su questa non puoi fare niente, ed è giusto saperlo per non prendersela.
Evidenza è quanto sei conosciuto. Dipende anche da quanti siti parlano di te e da quante recensioni hai: Google dichiara che più recensioni e valutazioni positive migliorano il posizionamento locale.
C’è anche una frase che Google mette in grassetto e che vale la pena leggere due volte: non è possibile richiedere o acquistare un posizionamento migliore nei risultati locali. Se qualcuno ti propone di comprarlo, ti sta vendendo qualcos’altro.
Prima di tutto: la verifica
Se la scheda non è verificata, il resto conta poco. La verifica è il passaggio in cui dimostri a Google che l’attività è tua, e Google dice esplicitamente che un’attività verificata ha più probabilità di comparire nei risultati.
È anche il requisito per poter rispondere alle recensioni: senza verifica, non puoi.
Si fa una volta, di solito con una cartolina, un video o una telefonata, a seconda di cosa ti propone Google. È noioso e va fatto.
La categoria principale è la scelta che pesa di più
Se dovessi sistemare un campo solo, sistemerei questo.
La categoria principale è il modo in cui dici a Google cosa sei. Non è una etichetta descrittiva: è quella che ti fa entrare o restare fuori dalle ricerche. Un’attività che si definisce con una categoria generica compete con tutti, e quindi non compete con nessuno.
Due regole pratiche:
- Scegli la categoria più specifica che ti descrive davvero. Se esiste “osteopata”, non mettere “studio medico”. Se esiste “gastronomia”, non mettere “negozio di alimentari”.
- Le categorie secondarie servono per il resto. Puoi aggiungerne altre, per i servizi che offri ma che non sono il tuo mestiere principale. Non riempirle tutte: ogni categoria che non ti descrive davvero ti fa comparire in ricerche in cui deluderai.
Un modo onesto per scegliere: cerca su Maps due o tre concorrenti che stanno andando bene e guarda come si sono classificati.
Gli orari, compresi quelli che nessuno aggiorna
Gli orari sbagliati sono il modo più veloce per trasformare un cliente in una recensione negativa.
Compila gli orari normali, e poi fai la cosa che quasi nessuno fa: compila anche gli orari speciali, cioè le chiusure per festività, ferie e giorni particolari. Google ha un campo apposta.
Costa dieci minuti una volta all’anno ed evita l’unica esperienza che il cliente non perdona: essere venuto e aver trovato chiuso.
Le foto: quali servono davvero
Google invita a mettere foto e video per far vedere cosa offri. Tradotto in pratica, per un’attività locale ne servono poche ma precise.
- La facciata, di giorno, da fuori, come la vede uno che arriva a piedi. Serve a farsi riconoscere quando è lì davanti.
- L’interno, con la luce che c’è davvero. Chi entra vuole sapere in che posto sta entrando.
- Il lavoro o il prodotto, da vicino. Non la foto di catalogo: quello che esce dalle tue mani.
- Le persone, se ci stai. Una faccia batte dieci foto di arredamento.
Quello che non serve: le immagini prese da internet, i collage con le scritte sopra, le foto scure fatte alle nove di sera. Una foto brutta comunica più di una foto assente.
Servizi, attributi e descrizione
I servizi sono l’elenco di quello che fai, voce per voce. Vale la pena scriverli tutti con il nome che usa la gente, non con il nome tecnico. Se un cliente cerca “cambio gomme”, il servizio non può chiamarsi “sostituzione pneumatici stagionale”.
Gli attributi sono i dettagli pratici che Google suggerisce di compilare: parcheggio, wi-fi, accessibilità, modalità di pagamento. Sembrano dettagli e invece sono spesso la cosa che fa scegliere: chi ha un passeggino o una sedia a rotelle guarda quello prima di tutto.
La descrizione la legge meno gente di quanto pensi, e va scritta lo stesso. Due o tre frasi che dicono cosa fai, per chi, e dove. Senza aggettivi: chi legge una descrizione sta già cercando di capire se sei quello giusto, non vuole essere convinto.
Le domande e risposte, il pezzo dimenticato
Nella scheda c’è una sezione dove chiunque può fare una domanda pubblica. Quasi nessun titolare la presidia, e il risultato è che la risposta la dà un passante a caso.
La cosa utile da fare è occuparla tu: scrivi le domande che ti fanno davvero al telefono e rispondi. Sono le stesse cinque ogni volta, le sai a memoria.
Le recensioni sono metà del lavoro
Delle tre leve, l’evidenza è quella su cui puoi muovere di più, e le recensioni sono la parte più alla tua portata.
Google consiglia esplicitamente di rispondere alle recensioni, e dichiara che le recensioni positive e le risposte utili aiutano l’attività a distinguersi.
Due cose che fanno la differenza, e non sono quelle che sembrano:
- La costanza batte il totale. Poche recensioni tutti i mesi valgono più di trenta arrivate in una settimana e poi il silenzio.
- Le recensioni con un commento scritto contano più delle stelle mute. Google ufficialmente parla solo di numero e valutazione, ma nella classifica dei fattori di ricerca locale aggiornata al 2026 le recensioni con testo stanno al nono posto e le valutazioni senza testo al trentottesimo.
Se il problema è come chiederle senza sentirti a disagio, ne ho scritto per esteso qui.
Cosa non funziona
Tre cose che girano come consigli e che è meglio non fare.
Infilare parole chiave nel nome dell’attività. “Mario Rossi Parrucchiere Milano Centro Taglio Uomo” non è il nome della tua attività. È contro le regole di Google, e le schede che lo fanno rischiano la sospensione.
Mettere un indirizzo che non esiste o un ufficio virtuale per comparire in una zona in cui non sei. Stessa storia, con in più il fatto che il cliente ci prova ad arrivarci.
Comprare la posizione. Non è una cosa che si può comprare, lo dice Google in prima persona. Gli annunci a pagamento esistono e sono un’altra cosa, dichiarata come tale.
Cosa fare adesso
- Apri la tua scheda da un telefono, non da computer, e guardala come un cliente. È così che la vede il novanta per cento delle persone.
- Sistema la categoria principale. È il campo che cambia di più, e ci vuole un minuto.
- Metti gli orari speciali dei prossimi tre mesi. Ferie comprese. Poi segnati di rifarlo a gennaio.
Il resto si fa con calma. Questi tre no.
Chi scrive
Sono Gianluca Fabiano. Sviluppo software e automazioni per attività locali: sistemi che tengono vivo il rapporto con i clienti che hai già e che fanno arrivare i nuovi come conseguenza.
Se il problema è che online non ti trova nessuno, qui c’è come funziona Metti Radici. Se invece la scheda c’è ma le recensioni sono ferme, guarda come funziona la card.
Domande frequenti
Quanto conta la scheda Google per un’attività locale?
È il punto di contatto che la maggior parte delle persone vede per prima, prima del sito. Google usa pertinenza, distanza ed evidenza per decidere cosa mostrare nei risultati locali, e due di questi tre dipendono direttamente da cosa hai messo nella scheda e da quante recensioni hai.
Posso pagare per comparire più in alto nei risultati locali?
No. Google dichiara esplicitamente che non è possibile richiedere o acquistare un posizionamento migliore nei risultati di ricerca locale. Gli annunci a pagamento sono un’altra cosa e vengono mostrati come annunci.
Che categoria devo scegliere?
La più specifica che ti descrive davvero, come categoria principale. Le altre cose che fai vanno nelle categorie secondarie, ma solo se le fai sul serio: una categoria che non ti corrisponde ti fa comparire davanti a persone che poi resteranno deluse.
Devo rispondere a tutte le recensioni?
Alle negative sempre, alle positive quando hai qualcosa da dire che non sia “grazie mille”. Google consiglia di rispondere e dichiara che le risposte utili aiutano a distinguersi. Tieni conto che la risposta viene esaminata prima di essere pubblicata, di solito in dieci minuti.
Ogni quanto va aggiornata la scheda?
Gli orari speciali prima di ogni periodo di chiusura. Le foto un paio di volte l’anno. Il resto quando cambia qualcosa di vero. Non serve pubblicare qualcosa ogni settimana per far contento un algoritmo: serve che quello che c’è scritto sia esatto.
Gianluca Fabiano e Giangy.AI
Contenuto realizzato con il supporto dell’Intelligenza Artificiale
